Ride 2 work – Pensieri sparsi

Vi confesso un segreto: non pedalo “seriamente” dall’anno scorso, esattamente dall’inizio di ottobre quando si è concluso il secondo Ride 4 Creation. “Ma come!?”, direte, “proprio tu che ci hai fatto una testa tanto con questa storia della bicicletta, della mobilità sostenibile, del turismo lento, di Ride 4 Creation, ecc”. Ebbene si, non pedalo da tanto e vi spiego perché!  

Credo di poter riassumere le mie ragioni con due parole: rispetto e paura. 

Non è stato l’inverno a frenarmi, che poi alla fine non è stato neppure così rigido, ma come dicevo poc’anzi il rispetto e la paura!

L’anno scorso, dopo il primo lockdown, sono uscito in bicicletta il primo giorno utile e cadendo in maniera stupida mi sono lussato la spalla. Sono caduto diverse volte in bicicletta, in modo anche brutto, e non mi sono mai fatto male veramente e invece, l’anno scorso, nel momento peggiore è capitato, per fortuna però me la sono cavata senza operazione e ho ripreso in poco tempo tutte le attività riuscendo anche a preparami (più o meno) per il secondo Ride. 

A fine ottobre mi è arrivata la convocazione per questo lavoro (collaboratore scolastico), nel frattempo il covid tornava di nuovo a fare paura! Quindi un po’ è stata la mancanza di tempo, ma la scelta di non pedalare è stata dettata soprattutto dal rispetto e dalla paura. 

Rispetto per le vittime, per tutti gli operatori sanitari e non impegnati nelle strutture ospedaliere e nelle RSA, rispetto per tutte le persone a cui questo virus ha tolto la speranza, il lavoro, una persona cara. Non me la sono sentita di prendere la bicicletta, nemmeno per venire a lavoro, non volevo correre rischi inutili in un periodo così, sia per gli altri che per me stesso, eppure tanta gente ha continuato a fare i propri comodi, non curante né delle disposizioni, né di nient’altro, continuando a pensare solo al proprio tornaconto perché tutto si può dire, ma non che questa pandemia ci abbia resi più buoni, più altruisti, più prossimi all’altro, anzi c’è stato ancora di più un chiudersi in sé stessi, un essere egoisti e no, non è andato, né tantomeno va, tutto bene! Chi aveva rispetto per il prossimo ha continuato ad averlo, chi non ce lo aveva non è improvvisamente diventato un buon samaritano, anzi…

Il rispetto e la paura li porto con me, non ho mai creduto a quelli che dicono di non avere paura, anzi questa se gestita nel modo giusto ti aiuta anche ad affrontare le situazioni più delicate nel modo migliore. Proprio per questo, perché rispetto e paura non li metto da parte, ma li faccio miei e anche se la situazione pandemica non è ancora superata del tutto, scelgo di prendere la bicicletta per andare a lavoro, cercando di prestare la massima attenzione, cercando di non farmi male, anche se il rischio c’è sempre. Scelgo la strada della fiducia e della speranza, scelgo la strada della libertà (non intesa come fare i propri comodi) il cui profumo in bicicletta è ancora più intenso, scelgo di svegliarmi alle 5,30, scelgo la “scomodità” quando tutto il mondo sceglie la comodità, che per carità è giusta se vissuta, come per ogni cosa, con equilibrio (lo stesso che ci insegna la bicicletta), scelgo di fare la mia piccola parte per provare a dare un contributo a questo mondo martoriato, scelgo di fare tutto questo oggi perché un domani probabilmente non lo potrò fare più, scelgo di farlo anche per chi non può o non vuole farlo. 

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